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Latitanze emotive 

Durante questo periodo di inattività ho accumulato moltissimi argomenti su cui scrivere, ma non hanno mai fruttato vere e proprie idee. Ieri sera, alla fine, ho avuto l’impulso giusto…lo stimolo adatto: ero seduta sul letto e su VH1 (il noto canale di musica alla TV) è apparso un mooolto più giovane Cesare Cremonini che, abbigliato come andava negli anni ’90, canatava “ma c’è qualcosa di grande tra di nooooi!”. Mi è tornato un ricordo, l’immagine di me e mia sorella mentre davanti allo specchio della sala da pranzo cantavamo in playback, mentre lo stereo faceva il resto. 

Per quanto sia ingiusto, il tempo passa e il ricordo di quei giochi da bambine mi ha mostrato come in realtà, adesso, ci sia veramente poco da giocare. Troppo grandi per cantare davanti ad uno specchio, con tutti altri progetti rispetto al voler diventare pop star. 

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“Sempre caro mi fu quest’ermo colle”

Ogni giorno da quando sono tornata a Pavia, guardo il calendario e mi chiedo se la giornata che ho appena vissuto sia stata piena di qualcosa: piena di gioia, piena di risentimento o piena di tristezza. Ultimamente, guardo il calendario e penso che la giornata non sia andata né storta né per il giusto verso.

L’orologio segna ancora un’ora avanti e mentre lo fisso penso a quanto sia giusto dare una seconda possibilità alle persone…sempre con la speranza che non ci deludano! Così come agli altri, a volte vorrei dare una seconda possibilità a me stessa…forse è per questo che ultimamente ascolto solo canzoni che mi ricordano il passato. Queste giornate sono strane, ogni giorno (oltre che alle mie riflessioni insensate!) penso alla Basilica di San Benedetto spaccata a metà ed è proprio quella la sensazione che provo a volte, quando sola nel mio lettino nella stanzetta sgangherata nella quale passo anche intere giornate, penso alle mie colline verdi e a quanto io possa riempirmi gli occhi e il cuore guardando quel paesaggio che mi apparterrà per sempre. A metà, come quando ho sentito la notizia del terremoto e ho pensato che a 100 km c’è la mia Casa…e mai ho desiderato come quella mattina un abbraccio di mamma! A metà, come quando sono in crisi…

Probabilmente è per questo che mi piacciono le seconde opportunità: solo attraverso queste ho l’occasione di lasciare un’impronta nelle persone. Un’impronta della stessa entità che lascia casa mia nel mio cuore.

 

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Aria di novità…

Nuovo anno accademico, nuove aspettative e speranze, nuovi buoni propositi (che poi sono sempre gli stessi, ma riproposti ogni anno!)

Come sempre trovo una scusa per lasciare in sospeso una bozza, un articolo, dei pensieri… in fondo perché sospeso è il mio stato d’animo.

Con l’arrivo delle “matricole” in Collegio (e sul mio piano!),si sono delineati nuovi equilibri…nuove dinamiche e non è sempre facile trovare un compromesso tra il passato e il presente (anche se più volte si dice che il primo non andrebbe più considerato!).

In fondo il mio terzo anno (nonché secondo anno (solare) da studentessa fuorisede) è iniziato in maniera strana…e spero che non si concluda così!

Lasciare il nido è ogni volta complicato…………

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Infatuazioni impossibili e…

Quando ero una ragazzina, se mi prendevo una cotta che (seppur ricambiata!) era più che altro un’utopia, prendevo il mio diario segreto e (sulle note di una canzone deprimente dei Finley o chissà chi altro) incollavo la foto del ragazzo e scrivevo di lui. Nella maggior parte dei casi funzionava e la cotta svaniva presto…a volte mi auto-convincevo che dovevo fare qualcosa per far sapere all’interessato che esistevo.

Da due giorni a questa parte, esattamente come 5 anni fa, sento il bisogno di attaccare una foto e scrivere del soggetto perché, esattamente come 5 anni fa!, ho preso una cotta senza seguito e senza speranze.

La cosa mi fa riflettere molto: questo mio comportamento mi fa capire che, seppure ci sia stato un cambiamento, in certe cose non cambierò mai! Continuerò sempre a innamorarmi dell’amore e di quelli più incasinati.

Come si fa a capire a un matrimonio se un ragazzo è realmente interessato o è l’alcol etilico che parla??????

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L’eterno ritorno dell’uguale

Sono a casa da quasi un mese ormai e da quasi un mese respiro l’aria delle mie amate colline, della mia amata Umbria. Vivere fuori casa mi piace molto, l’Università mi piace molto e Pavia mi piace molto…niente, tuttavia, regge il confronto con casa! L’odore delle lenzuola lavate dalla mamma, il sapore dei piatti cucinati con amore (che non sanno di tonno in scatola o cose dell’UNES). I ritorni, però, comportano sempre dei compromessi…e il più grande è la continua “lotta” con i ricordi di chi hai lasciato a casa.

Aaaah i ricordi, la vera essenza della vita! L’unico filo che collega passato e presente.

Fin dal primo momento che ho messo piede in Casa, sono stata travolta da mille oggetti che avevo quasi dimenticato: libri, fotografie, appunti, calamite… erano tutti lì ad aspettare il mio ritorno. Una sera sono uscita, e lo scontro con il mio (fortunatamente) ex fidanzato mi ha fatto pensare a tutti i flirt e le “storie d’amore” che ho avuto in questo bellissimo e stranissimo posto. Non so dire neppure adesso se quelle storie valevano o no la pena di essere vissute, ma se prima le ricordavo con disappunto oggi le guardo con una tenera felicità…

Da dove iniziare?

  • Tommaso: il mio primo amore, la mia prima cotta e la prima volta che mi sono accorta che i maschi sono tutti uguali (frase tipica da donna!). Raccontarla tutta occuperebbe non so quante pagine… un amore iniziato in quarta elementare e finito in prima liceo. Lui classe ’93, io classe ’95, ma a volte penso che mentalmente fosse il contrario. Tuttavia, come si suol dire, il primo bacio non si scorda mai…indossavo una maglietta verde, era la seconda media, la sua bocca era umida e fu un bacio a stampo, veloce, rapido e indolore;
  • Edoardo: di lui potrei dire molte cose, classico ragazzo ribelle. Biondo (caratteristica di molti!), alto e… TENEBROSO. Un amore fulminante (in tutti i sensi!) finito male per ovvie ragioni (era il 2011 :D). La cosa che ricorderò di lui per sempre è il suo odore di finta pelle e sigarette perché sì, fumava anche all’epoca… era così avanti;
  • Gioele: forse la più enorme storia di amore e amicizia che si possa mai raccontare (o forse il più grande caso di friendzone ambivalente che si possa raccontare!)… era bello come il sole, occhi verdi e sempre tristi, metallaro… uno con una storia simile a tante altre brutte storie, storie di adolescenti che non ce la fanno, che si fanno influenzare, che cambiano strada ma non per fare un grande salto di qualità… a volte ancora lo incontro durante le mie vacanze, inutile da dire ma non abbiamo più argomenti in comune…
  • Cristian I.: di lui merita anche il cognome. Napoletano DOC, amante del pallone, classe ’94… un amore durato un anno e trascinato platonicamente per un altro anno… che bomba che era! Sempre con la battuta pronta, sempre pronto a fare casino, un vero vulcano. Ha lasciato la scuola e l’ultima volta che l’ho sentito voleva prendere il diploma serale…forse si è sposato (e io scrivo ancora di lui!)
  • Andrea: il mio attuale miglior amico, sempre presente.. come coppia nessuna favilla, ma come amici spacchiamo! E poi dicono che non si può essere amici degli ex..

L’ultimo della mia lista è Giuseppe, forse il più amaro ricordo, forse la storia più difficile e cupa che io abbia vissuto. La prima storia seria e la prima cocente delusione di non aver capito in un tempo più accettabile chi veramente fosse.

Per quanto si possa “odiare” un luogo, un paese, un’età della vita, esso ci raggiungerà sempre a ricordarci quanto in realtà sia stato bello viverlo…

 

 

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In search of inspiration…

…e non solo per pubblicare una bozza che è ferma da ieri!

Mentre sono bloccata a Pavia (perché DOVREI studiare per l’ultimo esame della sessione) la mia mente fa di tutto fuorché concentrarsi! “chi me lo ha fatto fare?!” si chiede; “perché non sono tornata a casa?!” si domanda… NON LO SO! Senso del dovere penso.

Ieri, mentre si attivava il mio sistema nervoso REST AND DIGEST a causa del troppo sushi!, ho realizzato che nella mia vita da “adulta”manca un po’ quel brio che c’era when I was sixteen. Certo, ovviamente sono contenta che nella mia vita non ci siano tutti quei drammi esistenziali di una volta, ma ogni volta che sono prossima al mio rientro in terra natia mi chiedo cosa sarebbe successo se fossi  rimasta lì, se non avessi lasciato il mio ex fidanzato e se avessi continuato ad innamorarmi ogni 10 minuti. Sembrerà banale, ma tutte queste riflessioni sono scaturite dal finale di stagione di una serie tv che ormai seguivo da anni e che ha accompagnato tutta la mia intera adolescenza (e non) dal primo anno di Liceo al secondo di università.

Da ieri mi chiedo: ho davvero sprecato opportunità irripetibili trasferendomi? L’anima gemella esiste davvero? C’è ancora il mio primo amore che aspetta solo di ritrovarmi?

Forse l’unica soluzione è andare sempre avanti senza guardarmi mai indietro, perché in fondo chi vive nel passato rimane intrappolato…

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Sindrome dell’abbandono? No problem

Quando si vive in un collegio, si deve fare i conti con le partenze e i nuovi arrivi. Che poi uno crede che ciò che lo circonda sia sempre scontato: le cene insieme, le chiacchiere, i litigi e le incomprensioni… e invece nulla è scontato! Tutto ciò che ci circonda dovrebbe essere sempre valorizzato…

Non sono una che sottovaluta le persone, allora perché mi sembra di non essere stata abbastanza attenta questo anno?

Ogni partenza rappresenta lo spezzarsi della routine…

Ma dal momento in cui questo è un post su un blog (e non un elogio funebre) vorrei sottolineare i lati positivi del trasferimento della mia amica:

  1. vivendo in centro, avrò una scusa in più per uscire;
  2. essendo comunque vicino alla stazione, avrò una scusa in più per arrivare in largo anticipo alla stazione;
  3. La non convivenza, a volte, migliora i rapporti…per questo la chiamerò “terapia di coppia” 😀 ;
  4. Non la sentirò più urlare in corridoio;
  5. Magari arriva una più simpatica (no non è vero!)
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Ansie da prestazione

Negli esami, come nella stesura di un articolo soddisfacente, si deve fare i conti con la propria ansia da prestazione. Cosa potrebbe andare male? Perché dovrebbe farlo? Eppure i grandi personaggi della storia non davano segno di cedimento! Mi piacerebbe talvolta ricevere riscontri positivi, un assenso, un bel voto… questo cambierebbe tutto…

La vita però è un esame con brutti voti continui e non si ferma davanti a nulla, neanche alle tue debolezze.

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La via facile per il successo

Mentre sono impegnata nello studio e nel rendere più ricco il mio blog, mi chiedo se il successo (emotivo, lavorativo, universitario…) sia davvero semplice da raggiungere.

Ovviamente la risposta è “NO!”. Il successo in qualsiasi campo si raggiunge solo sudando e faticando e incontrando difficoltà! Ad esempio: se vuoi che la tua relazione non fallisca nel giro di un mese non devi soffocare (parlando per metafore!) il tuo partner. Allora perché continuo ad instaurare un regime dittatoriale con il mio fidanzato? Quando ero più giovane mia madre mi diceva sempre: “Tu vuoi sempre predominare e non lasci mai predominare l’altro”… a distanza di qualche anno so che è così! D’altra parte però in una relazione si comanda in due e io cerco sempre di lasciargli i miei spazi.

Una relazione che mi soffoca è quella complicata con il mio esame di botanica farmaceutica, che mi sovrasta e che non si fa sovrastare!

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Never give up!…a volte ritornano

Qualche anno fa, in questo stesso periodo, iniziavo a scrivere un articolo su questa stessa piattaforma forse con l’identico. Che dire, un’esperienza fallimentare! Questo ricordo tuttavia non mi ha fatto rinunciare all’idea di riprovare ancora. Perché? Frequento il secondo anno della facoltà di farmacia, e di fallimenti (purtroppo o per fortuna!) ne ho incontri diversi, questo però non ha mai implicato la mia ritirata. Non significa che mi reputo una grande scrittrice, anzi!, tuttavia mi piace pensare di poter condividere con un pubblico più ampio (spero) le mie idee.

Credo che sia liberatorio, in alcuni momenti della vita, scrivere e lasciarsi trasportare dalle parole che, veloci, scorrono dalla mente alla tastiera: così facendo ci si può abbandonare ai pensieri (prendendosi un pausa da tutto) e trovare finali alternativi alle proprie giornate, creando (perché no?) anche un finale alternativo alla propria esistenza.